Questa intervista al sociologo Barbagli ci pone davanti a problemi che ci toccano da vicino. Cioè le ragioni della scienza, dell'osservazione empirica e obiettiva della realtà; contro le ragioni, potremmo chiamarle "del cuore", o meglio della politica, dell'appartenenza culturale, della nostra passione. In un altra intervista argomenta ancora meglio i suoi dubbi:
"Non volevo vedere »,c’era qualcosa in me che si rifiutava di esaminare in maniera oggettiva i dati sull’incidenza dell’immigrazione rispetto alla criminalità. Ero condizionato dalle mie posizioni di uomo di sinistra. E quando finalmente ho cominciato a prendere atto della realtà e a scrivere che l’ondata migratoria ha avuto una pesante ricaduta sull’aumento di certi reati, alcuni colleghi mi hanno tolto il saluto ho fatto il possibile per ingannare me stesso»; era come se avessi un blocco mentale"
Queste riflessioni sono valide per numerosi argomenti: inceneritori,autostrada, sviluppo, immigrati ecc...
Non voglio sostenere le ragioni di una parte contro le ragioni dell'altra parte. Non voglio neanche entrare nel merito della questione immigrazione. Vorrei solo discutere del metodo, di come si affrontano i problemi e di come, a volte, i nostri schematismi rendano ciechi.
Distinguere i due campi non è facile ma diventa necessario e imprescindibile.
Cal Poly Dragon Fruit
10 mesi fa
4 commenti:
Avevo letto inizialmente: "e se avesse ragione Baghini?"
Comunque: ben arrivato!
Ma è ovvio!!!
Funziona così...
Allora se volete un Guaina modalità baretto , ho il volume per il tifo e a seconda della gradazione alcoolica una serie di gesti di dubbio buon gusto e basso decoro, stando attento a portarmi dietro tutti i miei sani pregiudizii. Il giorno dopo un risveglio colla manina sulla fronte non me lo leva nessuno.
Ma se chiamate lo studente di antropologia è chiaro che ha l' obbligo di ( è dura dire obbiettività quando si parla di antropologia) avere un certo criterio operativo che porti chiarezza, una metodologia che eviti contaminazioni di appartenenza e nettato da ogni pregiudizio.
Embè?
Non capisco lo stupore di questo post, mi dispiace solo di essere arrivato dopo Pippo perchè quel "e se avesse ragione..." è una frase intrinsecamente latrice di pregiudizio.
Ha ragione, punto è basta e come se avesse detto: se lasciate le uova a bollire diventano sode... mmm grazie per la dritta!
Comunque il nostro compito è usare una metodologia critica il più possibile obbiettiva di modo che saremo ragionevolmente sicuri di non aver contaminato la nostra indagine con le nostre passioni, o di non averle assoggettate ad un disegno forzato.
Il tema in questione, che sfocia nell' epistemologia, in antropologia è uno dei più dibattuti, secondo solo alla domanda che cos'è antropologia cuturale? ( con annessa la fastidiosa e inflazionata definizione di cultura ) Per questo O Presidente se vedi le mail che ti ho mandato dubbi in merito erano gia espressi.
Ciò ha a che fare colla qualità dell' indagine e dei dati presi. Insomma se credi di partire per cercare la via più breve per le Indie puoi finire collo scoprire l' America senza neanche saperlo...
Se invece sei Giovanni accludo il mio ben venuto a quello di Pippo.
Comunque io conosco la cura... Per non farsi contaminare dai propii ideali un modo c'è... basta non averne!!
BBella
Guaina
L'interpretazione di Barbagli fatta da "Il Giorinale" propone un'operazione e il suo risultato. Più immigrati, più violenza.
Se avessimo letto la stessa intervista su "Il Manifesto" il ragionamento sarebbe apparso più o meno così: più disagio sociale, più violenza gratuita.
Barbagli è un sociologo e ragiona con le cifre, con le cifre si può dire: il Qatar è uno dei paesi con il reddito pro-capite più alto al mondo e nel 2007-2008 è cresciuto del 14,2%.
Detto con le parole di chi in Qatar c'è stato: Laggiù c'è la fame nera.
Se le cifre ci aiutano nelle nostre tesi non ce le completano.
Parlando ieri, a cena, con uno dei più illustri studiosi di storia rumena, professore Lauro Grassi (vi garantisco che non è un fricchettone ziganologo), si constatava come tra le comunità straniere in Italia, quella dei rumeni è la più simile per cultura e "usi" alla nostra.
Perciò non fondiamoci in un movimento neolombrosiano per la ridare le zone d'ombra della nostra società agli italiani.
Piuttosto pensiamo a Zaia che, inneggiando alla cucina padana, vuol sconfiggere i kebbabbari a colpi di polenta...Ma il mais non è americano?
(Barbagli è quello dell'Albinia? L'amico di Ferrini)
Teo
Tutti siamo convinti che l'approccio giusto sia quello che percorre la strada che va dal disagio sociale alla violenza. Tuttavia mi chiedo se Grassi oltre alle cene con te sia mai andato in un campo nomadi. Forse vedrà che gli "usi" che contemplano il bruciare i fili di rame, per togliere la plastica e rivendere il metallo, a dieci metri da dove si mangia o vivere in condizioni igeniche precarie o non avere un'istruzione o non fermarsi a ragionare su come creare posti di lavoro e difenderli non sono poi così simili ai nostri, anzi differiscono proprio nel punto fulcro della nostra società: il concetto di sviluppo e progresso. Non mi addentro nel merito di quale sia il modello giusto, se il nostro od il loro, tuttavia ovviamente, qui il nostro modello è predominante quindi il loro diventa un modello disagiato. E dato che io sono fortemente convinto che Beccaria aveva ragione ed il Lombroso sbagliava, non ho nessun problema ad affermare che il fatto che l'immigrazione clandestina sia terreno fertile per la criminalità non mi sorprende affatto, anzi, rafforza sempre più la mia convinzione che il crimine va ricercato al 99% delle volte nelle piaghe sociali, non nel passaporto.
P.S. Quando torni?
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